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UFFICIO STAMPA

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Benvenuti nell'area media ufficiale del V Forum Internazionale per LA QUESTIONE SOCIALE 2026.

In questa sezione, giornalisti, redattori e operatori dell'informazione possono accedere a tutte le comunicazioni ufficiali, ai materiali di approfondimento e agli aggiornamenti in tempo reale relativi ai lavori del Forum.

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Comunicato Stampa

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[15/09/2006] – MILANO – CERNUSCO SUL NAVIGLIO OSPITA IL V FORUM INTERNAZIONALE «LA QUESTIONE SOCIALE

2026» L’Italia tra Oriente e Occidente. Una nuova architettura del sociale

 

V Forum Internazionale – La Questione Sociale 2026

L’Italia tra Oriente e Occidente. Una nuova architettura del sociale

 

Cernusco sul Naviglio (Milano), ottobre 2026 – Il 3 e 4 ottobre 2026, la storica Vecchia Filanda di Cernusco sul Naviglio ospiterà la quinta edizione del Forum Internazionale «La Questione Sociale», appuntamento dedicato alla comprensione delle profonde trasformazioni che stanno interessando la società contemporanea nelle sue dimensioni culturale, politica ed economica.

Il tema scelto per il Forum 2026 – «L’Italia tra Oriente e Occidente. Una nuova architettura del sociale» – nasce dalla necessità di interrogarsi sulle forme attraverso cui oggi individui, comunità, istituzioni, imprese e territori costruiscono le proprie relazioni e affrontano le grandi sfide del presente. Il Forum intende mettere in dialogo pensiero e pratica, ricerca e esperienza, coinvolgendo studiosi, imprenditori, educatori, ricercatori, professionisti e operatori culturali provenienti da differenti ambiti e sensibilità.


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Il tempo della maturità

V Forum Internazionale “La Questione Sociale 2026”
L’Italia tra Oriente e Occidente.
Una nuova architettura del sociale.

 

Cernusco sul Naviglio, Milano · 3–4 ottobre 2026

 

Esistono passaggi nella storia di una società in cui le difficoltà del presente diventano anche un’occasione per interrogarsi sulla propria maturità, sulla propria responsabilità e sulla direzione da intraprendere. È ciò che sembra accadere nel nostro tempo.

 

Le trasformazioni economiche, tecnologiche, culturali ed educative, insieme alle tensioni sociali e geopolitiche che attraversano il mondo, stanno mettendo in discussione modelli e categorie sui quali per lungo tempo abbiamo costruito le nostre istituzioni e il nostro modo di vivere insieme. Non si tratta soltanto di una crisi dei sistemi. È forse, più profondamente, una crisi delle forme attraverso le quali abbiamo imparato a pensare la relazione tra individuo e comunità, libertà e responsabilità, interesse personale e bene comune. Quando le vecchie forme non sono più sufficienti, nasce una domanda nuova: quale società vogliamo essere capaci di costruire?

È una domanda che non può trovare risposta soltanto nelle istituzioni, nella politica o nell'economia. Essa riguarda la cultura, l'educazione, il lavoro, la salute, l'impresa, la ricerca, le relazioni umane e, in definitiva, la qualità della vita sociale. In molti luoghi stanno già emergendo esperienze che cercano strade differenti.

 

Comunità, imprese, scuole, associazioni, centri di ricerca, progetti culturali e iniziative civiche sperimentano nuove forme di collaborazione e di partecipazione. Spesso nascono senza un unico modello di riferimento e senza appartenere necessariamente a una medesima tradizione culturale. Nascono piuttosto dalla realtà. Dai bisogni concreti delle persone. Dalla necessità di trovare risposte a problemi che i vecchi strumenti non riescono più ad affrontare. Dalla volontà di recuperare una dimensione di responsabilità e di iniziativa che non deleghi ogni soluzione alle strutture esistenti.

 

È forse questo uno dei segni più interessanti del nostro tempo: la ricerca di nuove forme sociali non procede soltanto dall'alto verso il basso, ma emerge dalla vita stessa. Dall'opposizione all'incontro. Il tema del V Forum Internazionale — “L’Italia tra Oriente e Occidente. Una nuova architettura del sociale” — nasce dentro questa consapevolezza.

 

Oriente e Occidente non sono soltanto due aree geografiche o due tradizioni culturali contrapposte. Rappresentano anche modi differenti di guardare l'essere umano, la comunità, il rapporto con il mondo, il sapere e il futuro. Per questo il confronto tra queste due dimensioni può diventare qualcosa di più di un dibattito geopolitico o culturale. Può diventare un'occasione per comprendere ciò che sta cambiando dentro di noi e nelle nostre società. Il rischio del nostro tempo è infatti quello di reagire alla complessità attraverso nuove contrapposizioni: individuo contro comunità, libertà contro sicurezza, tradizione contro innovazione, Occidente contro Oriente, identità contro apertura.

 

Ma una società matura non dovrebbe essere costretta a scegliere continuamente tra poli apparentemente inconciliabili. Dovrebbe imparare a metterli in relazione. La maturità non coincide con l'eliminazione delle differenze. Al contrario, consiste nella capacità di riconoscerle senza trasformarle necessariamente in conflitto.

 

La società come spazio di responsabilità

Forse è proprio qui che si trova una delle questioni decisive del nostro presente. La libertà, se vuole essere realmente umana, non può ridursi alla possibilità di scegliere per sé. Deve incontrare la responsabilità verso gli altri.

La comunità, a sua volta, non può diventare il luogo nel quale l'individuo rinuncia alla propria autonomia. Una comunità viva è quella che permette alle individualità di svilupparsi e, nello stesso tempo, crea condizioni per la collaborazione. Tra individualismo e collettivismo esiste dunque un territorio ancora largamente da esplorare: quello della responsabilità reciproca.

 

È in questo spazio che possono nascere nuove forme di economia, educazione, impresa, cultura e partecipazione civile. Non forme perfette o definitive, ma organismi capaci di evolvere insieme alla realtà.

 

Il compito della cultura

In questo processo la cultura assume una responsabilità particolare. Non può limitarsi a interpretare ciò che accade dopo che gli eventi si sono verificati. Deve creare luoghi nei quali sia possibile porre domande, confrontare esperienze, mettere in discussione ciò che sembra acquisito e immaginare possibilità nuove. Un Forum non è importante soltanto per le risposte che offre. È importante per le domande che riesce a far emergere. Per questo il confronto tra studiosi, professionisti, educatori, imprenditori, artisti, ricercatori e persone impegnate in ambiti diversi può avere un valore che supera quello delle singole competenze. Quando discipline ed esperienze differenti entrano realmente in dialogo, qualcosa può accadere: la conoscenza smette di essere soltanto patrimonio individuale e diventa possibilità di relazione e di trasformazione.

 

Una nuova architettura del sociale

Parlare di una nuova architettura del sociale significa allora interrogarsi sulle forme attraverso le quali vogliamo abitare il futuro.

Quali istituzioni saranno necessarie?

Quale rapporto tra individuo e comunità?

Quale economia può sostenere lo sviluppo umano senza ridurre ogni cosa al valore economico?

Quale educazione può preparare persone capaci non soltanto di adattarsi al cambiamento, ma di parteciparvi consapevolmente?

Quale idea di progresso può integrare tecnologia, cultura, ambiente e dignità della persona?

 

E ancora: come possiamo costruire spazi nei quali differenze culturali e visioni del mondo possano incontrarsi senza che una debba necessariamente cancellare l'altra? Sono domande che non appartengono a una singola corrente di pensiero. Appartengono alla responsabilità collettiva del nostro tempo. Anche per questo è importante mantenere aperto il confronto tra tradizioni culturali differenti, comprese quelle che hanno cercato, nel corso del Novecento, di sviluppare una concezione più integrale dell'essere umano e della società. Il loro contributo può essere raccolto non come appartenenza da difendere, ma come esperienza da mettere alla prova nella realtà contemporanea.

 

Il tempo della maturità

Forse la maturità di una società si misura proprio dalla capacità di non cercare più soluzioni semplici a problemi complessi. Maturare significa imparare a sostenere la complessità senza esserne paralizzati. Significa assumere la libertà come responsabilità, la diversità come possibilità di conoscenza, il dialogo come forma di ricerca e la collaborazione come capacità concreta di costruire. Non sappiamo ancora quale sarà la nuova architettura del sociale. Ma possiamo iniziare a costruirne le condizioni.

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Il V Forum Internazionale “La Questione Sociale 2026”, a Cernusco sul Naviglio, nel territorio milanese, vuole essere precisamente uno di questi luoghi: uno spazio nel quale esperienze e pensieri differenti possano incontrarsi, non per costruire un nuovo sistema chiuso, ma per comprendere insieme ciò che il presente ci sta chiedendo. Perché il futuro delle idee dipenderà sempre meno dalla loro capacità di affermarsi come verità definitive e sempre più dalla capacità degli esseri umani di trasformarle in esperienza, responsabilità e vita sociale.

È forse questo, oggi, il vero tempo della maturità. Non quello nel quale abbiamo finalmente trovato tutte le risposte. Ma quello nel quale diventiamo capaci di porre insieme le domande che riguardano il futuro di tutti.

 

 

Margarida Tavares

Rinascita18

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